Si
intitolerà “L’Età del Rame. La Pianura Padana e le Alpi al
tempo di Ötzi” la mostra che si terrà a Brescia dal 26 gennaio al
15 maggio 2013, presso il Museo Diocesano.
L’Età
del Rame, indicata anche come Eneolitico o Calcolico, si riferisce ad
un periodo considerato la tappa di transizione tra la tarda
Preistoria e la Protostoria, cioè tra le più antiche civiltà di
agricoltori e allevatori del Neolitico e le prime civiltà urbane.
Nell’età del Rame vengono realizzate importanti innovazioni in
campo tecnologico: una metallurgia pienamente sviluppata in tutti i
suoi processi, dall’estrazione del minerale e dalla riduzione del
metallo fino alla produzione di manufatti mediante fusione e colata
in stampi (ornamenti, attrezzi di lavoro, armi per la caccia), fino
all’invenzione della ruota e dell’aratro.
Lo
sviluppo della metallurgia non ha determinato la fine della
produzione di manufatti in selce scheggiata o in pietra levigata,
infatti sono di questo periodo cuspidi di freccia e pugnali in selce
molto pregiati. Sempre nell’Età del Rame troviamo la fioritura del
guerriero e la formazione di differenze sociali e di ruoli di potere
e di controllo; di questo esistono importanti testimonianze in
Valcamonica.
L’Età
del Rame si sviluppò in gran parte dell’Europa centrale e
occidentale tra il 3.400 e il 2.200 a. C. e si può far risalire a
questo periodo la probabile indoeuropeizzazione della maggior parte
del continente europeo, per quanto sia difficile stabilirne le
modalità. In provincia di Brescia, la cultura di Remedello denota
contatti con la cultura della ceramica a cordicella dell’Europa
centrale, grazie alla presenza di uno spillone con testa a T in
argento, mentre le sepolture di Ca’ di Marco e di Santa Caterina di
Fiesse attestano l’arrivo nella Pianura Padana delle genti del Vaso
campaniforme, sviluppo esteso dalla penisola iberica fino alle isole
britanniche e all’Europa centrale, oltre che in Italia.
Recentemente
è stato ritrovato il corpo mummificato di un uomo preistorico,
chiamato la mummia del Similaun, poi soprannominato Ötzi dal nome
della valle di Ötz, nel ghiaccio al Giogo di Tisa al confine tra
l’Alto Adige e l’Austria, del quale in mostra si racconteranno le
storie, dedotte dalle ricostruzioni scientifiche, dagli strumenti
sepolti con lui e dal suo abbigliamento. Il corpo è datato 3.300 a.
C. e nella sepoltura venne rinvenuta anche un’ascia di rame,
attestante che la lavorazione del metallo fosse già in atto a quel
tempo in quelle zone. L’ascia si può confrontare con quella simile
rinvenuta a Remedello di Sotto.
Le
sezioni della mostra riguarderanno “Trasformazioni e innovazioni
dell’Età del Rame in Europa. Gli abitativi”, “Le nuove
manifestazioni del sacro”, “La cultura di Remedello ed altri
gruppi culturali”, “Le sepolture secondarie e collettive in
ripari sotto roccia e in grotte”, “Ötzi l’uomo venuto dal
ghiaccio”, “La fine dell’Età del Rame e gli inizi dell’antica
Età del Bronzo”.
Si
vedranno così in mostra ruote, carri, aratri, fusioni, esempi di
sepolture e molto altro. Sarà l’occasione per fare il punto sulle
nuove scoperte nell’Italia settentrionale risalenti a quell’epoca.
Brescia era la città più adatta per pensare ad una mostra di questo
tipo perché è proprio nella provincia che sono tornate alla luce
testimonianze di rilevanti insediamenti dell’Età del Rame in
Italia. Oltre alle scoperte a Remedello Sotto, sono da aggiungere
quelle di Volongo, Fontanella Mantovana, Cumarola e Spilamberto nelle
province di Brescia, Modena, Bologna, Forlì, Cesena.
Verranno
esposte al Museo Diocesano anche delle statue menhir, stele
antropomorfe tipiche dell’arte rupestre. Non mancheranno le
ceramiche e manufatti di metallo, osso, corno, selce e fayence del
Bronzo Antico I dal Lavagnone di Desenzano e da Polada di Lonato e
molto altro.
Questi
ultimi verranno esposti per la prima volta in provincia di Brescia
dalla storica esposizione del 1875.
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