giovedì 18 ottobre 2012

LA PIANURA PADANA E LE ALPI AL TEMPO DI OTZI


Si intitolerà “L’Età del Rame. La Pianura Padana e le Alpi al tempo di Ötzi” la mostra che si terrà a Brescia dal 26 gennaio al 15 maggio 2013, presso il Museo Diocesano.

L’Età del Rame, indicata anche come Eneolitico o Calcolico, si riferisce ad un periodo considerato la tappa di transizione tra la tarda Preistoria e la Protostoria, cioè tra le più antiche civiltà di agricoltori e allevatori del Neolitico e le prime civiltà urbane. Nell’età del Rame vengono realizzate importanti innovazioni in campo tecnologico: una metallurgia pienamente sviluppata in tutti i suoi processi, dall’estrazione del minerale e dalla riduzione del metallo fino alla produzione di manufatti mediante fusione e colata in stampi (ornamenti, attrezzi di lavoro, armi per la caccia), fino all’invenzione della ruota e dell’aratro.

Lo sviluppo della metallurgia non ha determinato la fine della produzione di manufatti in selce scheggiata o in pietra levigata, infatti sono di questo periodo cuspidi di freccia e pugnali in selce molto pregiati. Sempre nell’Età del Rame troviamo la fioritura del guerriero e la formazione di differenze sociali e di ruoli di potere e di controllo; di questo esistono importanti testimonianze in Valcamonica.
L’Età del Rame si sviluppò in gran parte dell’Europa centrale e occidentale tra il 3.400 e il 2.200 a. C. e si può far risalire a questo periodo la probabile indoeuropeizzazione della maggior parte del continente europeo, per quanto sia difficile stabilirne le modalità. In provincia di Brescia, la cultura di Remedello denota contatti con la cultura della ceramica a cordicella dell’Europa centrale, grazie alla presenza di uno spillone con testa a T in argento, mentre le sepolture di Ca’ di Marco e di Santa Caterina di Fiesse attestano l’arrivo nella Pianura Padana delle genti del Vaso campaniforme, sviluppo esteso dalla penisola iberica fino alle isole britanniche e all’Europa centrale, oltre che in Italia.
Recentemente è stato ritrovato il corpo mummificato di un uomo preistorico, chiamato la mummia del Similaun, poi soprannominato Ötzi dal nome della valle di Ötz, nel ghiaccio al Giogo di Tisa al confine tra l’Alto Adige e l’Austria, del quale in mostra si racconteranno le storie, dedotte dalle ricostruzioni scientifiche, dagli strumenti sepolti con lui e dal suo abbigliamento. Il corpo è datato 3.300 a. C. e nella sepoltura venne rinvenuta anche un’ascia di rame, attestante che la lavorazione del metallo fosse già in atto a quel tempo in quelle zone. L’ascia si può confrontare con quella simile rinvenuta a Remedello di Sotto.
Le sezioni della mostra riguarderanno “Trasformazioni e innovazioni dell’Età del Rame in Europa. Gli abitativi”, “Le nuove manifestazioni del sacro”, “La cultura di Remedello ed altri gruppi culturali”, “Le sepolture secondarie e collettive in ripari sotto roccia e in grotte”, “Ötzi l’uomo venuto dal ghiaccio”, “La fine dell’Età del Rame e gli inizi dell’antica Età del Bronzo”.
Si vedranno così in mostra ruote, carri, aratri, fusioni, esempi di sepolture e molto altro. Sarà l’occasione per fare il punto sulle nuove scoperte nell’Italia settentrionale risalenti a quell’epoca. Brescia era la città più adatta per pensare ad una mostra di questo tipo perché è proprio nella provincia che sono tornate alla luce testimonianze di rilevanti insediamenti dell’Età del Rame in Italia. Oltre alle scoperte a Remedello Sotto, sono da aggiungere quelle di Volongo, Fontanella Mantovana, Cumarola e Spilamberto nelle province di Brescia, Modena, Bologna, Forlì, Cesena.
Verranno esposte al Museo Diocesano anche delle statue menhir, stele antropomorfe tipiche dell’arte rupestre. Non mancheranno le ceramiche e manufatti di metallo, osso, corno, selce e fayence del Bronzo Antico I dal Lavagnone di Desenzano e da Polada di Lonato e molto altro.
Questi ultimi verranno esposti per la prima volta in provincia di Brescia dalla storica esposizione del 1875.

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