L'età del Rame a Brescia e in Lombardia
martedì 19 febbraio 2013
giovedì 18 ottobre 2012
LA PIANURA PADANA E LE ALPI AL TEMPO DI OTZI
Si
intitolerà “L’Età del Rame. La Pianura Padana e le Alpi al
tempo di Ötzi” la mostra che si terrà a Brescia dal 26 gennaio al
15 maggio 2013, presso il Museo Diocesano.
L’Età
del Rame, indicata anche come Eneolitico o Calcolico, si riferisce ad
un periodo considerato la tappa di transizione tra la tarda
Preistoria e la Protostoria, cioè tra le più antiche civiltà di
agricoltori e allevatori del Neolitico e le prime civiltà urbane.
Nell’età del Rame vengono realizzate importanti innovazioni in
campo tecnologico: una metallurgia pienamente sviluppata in tutti i
suoi processi, dall’estrazione del minerale e dalla riduzione del
metallo fino alla produzione di manufatti mediante fusione e colata
in stampi (ornamenti, attrezzi di lavoro, armi per la caccia), fino
all’invenzione della ruota e dell’aratro.
Lo
sviluppo della metallurgia non ha determinato la fine della
produzione di manufatti in selce scheggiata o in pietra levigata,
infatti sono di questo periodo cuspidi di freccia e pugnali in selce
molto pregiati. Sempre nell’Età del Rame troviamo la fioritura del
guerriero e la formazione di differenze sociali e di ruoli di potere
e di controllo; di questo esistono importanti testimonianze in
Valcamonica.
L’Età
del Rame si sviluppò in gran parte dell’Europa centrale e
occidentale tra il 3.400 e il 2.200 a. C. e si può far risalire a
questo periodo la probabile indoeuropeizzazione della maggior parte
del continente europeo, per quanto sia difficile stabilirne le
modalità. In provincia di Brescia, la cultura di Remedello denota
contatti con la cultura della ceramica a cordicella dell’Europa
centrale, grazie alla presenza di uno spillone con testa a T in
argento, mentre le sepolture di Ca’ di Marco e di Santa Caterina di
Fiesse attestano l’arrivo nella Pianura Padana delle genti del Vaso
campaniforme, sviluppo esteso dalla penisola iberica fino alle isole
britanniche e all’Europa centrale, oltre che in Italia.
Recentemente
è stato ritrovato il corpo mummificato di un uomo preistorico,
chiamato la mummia del Similaun, poi soprannominato Ötzi dal nome
della valle di Ötz, nel ghiaccio al Giogo di Tisa al confine tra
l’Alto Adige e l’Austria, del quale in mostra si racconteranno le
storie, dedotte dalle ricostruzioni scientifiche, dagli strumenti
sepolti con lui e dal suo abbigliamento. Il corpo è datato 3.300 a.
C. e nella sepoltura venne rinvenuta anche un’ascia di rame,
attestante che la lavorazione del metallo fosse già in atto a quel
tempo in quelle zone. L’ascia si può confrontare con quella simile
rinvenuta a Remedello di Sotto.
Le
sezioni della mostra riguarderanno “Trasformazioni e innovazioni
dell’Età del Rame in Europa. Gli abitativi”, “Le nuove
manifestazioni del sacro”, “La cultura di Remedello ed altri
gruppi culturali”, “Le sepolture secondarie e collettive in
ripari sotto roccia e in grotte”, “Ötzi l’uomo venuto dal
ghiaccio”, “La fine dell’Età del Rame e gli inizi dell’antica
Età del Bronzo”.
Si
vedranno così in mostra ruote, carri, aratri, fusioni, esempi di
sepolture e molto altro. Sarà l’occasione per fare il punto sulle
nuove scoperte nell’Italia settentrionale risalenti a quell’epoca.
Brescia era la città più adatta per pensare ad una mostra di questo
tipo perché è proprio nella provincia che sono tornate alla luce
testimonianze di rilevanti insediamenti dell’Età del Rame in
Italia. Oltre alle scoperte a Remedello Sotto, sono da aggiungere
quelle di Volongo, Fontanella Mantovana, Cumarola e Spilamberto nelle
province di Brescia, Modena, Bologna, Forlì, Cesena.
Verranno
esposte al Museo Diocesano anche delle statue menhir, stele
antropomorfe tipiche dell’arte rupestre. Non mancheranno le
ceramiche e manufatti di metallo, osso, corno, selce e fayence del
Bronzo Antico I dal Lavagnone di Desenzano e da Polada di Lonato e
molto altro.
Questi
ultimi verranno esposti per la prima volta in provincia di Brescia
dalla storica esposizione del 1875.
ARTICOLO COMPLETO
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L’età del Rame (3400 – 2200 a.C.), una mostra al Museo Diocesano di Brescia
In riferimento all’uso dei metalli, Esiodo nelle “Opere ed i giorni” enumera cinque età: argento, dell’oro, del rame e del bronzo, l’età dei semidei e infine del ferro.
Nel
primo sviluppo della metallurgia, i minerali di rame, come la
malachite, il turchese o il pigmento dell’ azzurrite furono usati per
oggetti di ornamento soprattutto in Medio Oriente da cui si diffuse
verso l’Europa centrale e nell’area mediterranea di Cipro, Spagna,
Toscana e Sardegna, coi vasi campaniformi, così denominati per la forma
dei vasi trovati nelle tombe di quella civiltà. L’età
del
Vaso Campaniforme, quindi, sarà documentata coi ritrovamenti in
provincia di Brescia delle due importanti sepolture di S. Cristina di
Fiesse e di Ca’ di Marco, a cui saranno affiancate le tombe di recente
scoperta a Parma.
Per
la ricostruzione dell’età del Rame, comunque, è stata fondamentale, in
area padana, la scoperta della necropoli di Remedello Sotto, in
provincia di Brescia, 128 anni fa a cui sono seguite quelle di Volongo,
in provincia di Brescia, Fontanella Mantovana, Cumarola e Spilamberto,
in provincia di Modena, Bologna, Forlì e Cesena e in altre località
della pianura padana, molto ricche di manufatti.
La
mostra L’età del Rame darà conto di queste e di altre coinvolgenti
testimonianze, quali le statue-menhir che, insieme alle incisioni
rupestri della Valcamonica, forniscono un’ iconografia fondamentale per
la comprensione delle nuove concezioni religiose e del culto degli
antenati oltre che della rappresentazione antropomorfica delle divinità.
La
mostra documenterà tali cambiamenti, che si diffusero dalla regione
alpina nella penisola iberica e a nord del Mar Nero, anche con i
ritrovamenti avvenuti al giogo di Tisa, al confine tra Italia e Austria
nel 1991 e 1992, con copie dei materiali e con la ricostruzione
dell’uomo del Similaun, a grandezza naturale. Sorprendenti saranno le
recenti analisi del DNA condotte sulla mummia da cui si è potuto
inquadrare l’appartenenza al gruppo della popolazione europea, l’
aspetto paleopatologico, lo stato di salute e le cause che ne
determinarono la morte a 3150 m di quota. Particolare attenzione sarà
posta nel confronto tra i materiali, come l’ascia in rame, le cuspidi di
freccia, e il pugnale in selce, posseduti da Ötzi e quelli relativi
alla cultura di Remedello.
L’età
del rame, insomma, che, prima del bronzo e del ferro, servì per
costruire oggetti di culto, di uso quotidiano e poi anche per uso
bellico, frecce e spade, modificò sostanzialmente la vita economica e
sociale dell’uomo.
Lo sviluppo della metallurgia del rame, infatti, che spesso era in lega
con l’arsenico, fece progredire l’agricoltura e l’allevamento per
l’invenzione della ruota, che si diffuse dalla Mesopotamia, del carro a
quattro ruote, dell’aratro, e poi per l’aggiogamento degli animali da
trazione.
Si tratta dunque di una
mostra non soltanto per esperti ed appassionati, ma anche per gli
studenti che avranno l’occasione di conoscere le nuove scoperte
delItalia settentrionale.
Promossa,
in collaborazione con le diverse Soprintendenze e la Fondazione CAB, da
un Comitato scientifico presieduto dallo studioso Raffaele De Marinis,
l’esposizione si terrà al Museo Diocesano di Brescia, sede non casuale
per le rilevanti testimonianze degli insediamenti dell’età del rame in
Italia, in primis la necropoli di Remedello. Ci sarà, infine, un
collegamento con età del Bronzo, tra 2200 e 2070 a.C. con l’insediamento
delle palafitte sulle rive del lago di Garda, illustrato da ceramiche e
manufatti di metallo, in osso, corno, selce dal Lavagnone di Desenzano
del Garda, e da Polada, in comune di Lonato, nonché dai ripostigli di
asce a margini rialzati di Remedello Sopra e di Torbole Casaglia (BS).
Dopo l’esposizione di archeologia bresciana del 1875 promossa
dall’Ateneo di Brescia, sarà la prima volta che materiali di Polada,
della collezione Rambotti, ritorneranno a essere esposti a Brescia.
Anna Maria Di Paolo
L’età
del Rame. La pianura padana e le Alpi al tempo di Ötzi. Brescia, Museo
Diocesano (via Gasparo da Salò 13), 26 gennaio – 15 maggio 2013. Orario:
9 /12, 15/ 18, mercoledì chiuso. Ingresso: intero euro 5, ridotti euro
2,50. Scolaresche ingresso gratuito.
Informazioni e prenotazioni: Museo Diocesano tel 030-40233, fax 030-3751064; segreteria.etadelrame@gmail.com
Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net
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